L'etica giornalistica alla prova: il caso Crans-Montana

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Dal 1° gennaio 2026, la tragedia di Crans-Montana domina il panorama informativo. Per il lavoro giornalistico, un evento di questa portata comporta un'enorme responsabilità: informare il pubblico in modo esauriente e, al contempo, tutelare i diritti della personalità delle persone coinvolte.

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699177865 – Jacques Moretti circondato da parenti e rappresentanti dei media prima dell'udienza a Sion, il 12 febbraio 2026. Foto: KEYSTONE / Alessandro della Valle

Il pubblico interesse per la tragedia giustifica l'identificazione, ma richiede allo stesso tempo il rigoroso rispetto degli standard etici per la tutela della privacy.

Il fondamento etico 

La cronaca non avviene secondo una discrezionalità soggettiva, ma sulla base di un chiaro quadro giuridico e deontologico. Oltre alle basi legali sulla protezione della personalità, la copertura mediatica si poggia su due pilastri fondamentali. Da un lato, le direttive del Consiglio della stampa, con la «Dichiarazione dei doveri e dei diritti dei giornalisti», stabiliscono lo standard del settore per il rispetto e la dignità. Dall’altro, le disposizioni del manuale redazionale di Keystone-SDA precisano le linee guida interne all’agenzia per la pratica quotidiana.

Linee guida per la cronaca

Cosa fare quando la situazione diventa imprevedibile, come nel caso dei recenti interrogatori a Sion? Specialmente in situazioni critiche, l'applicazione di regole chiare è indispensabile:

  • Trattamento degli accusati: Le persone al centro dell'interesse pubblico o che si sono esposte mediaticamente vengono nominate e mostrate, nel rigoroso rispetto della presunzione di innocenza.
  • Protezione delle vittime: I familiari delle vittime appaiono nella cronaca solo se cercano attivamente e volontariamente l'esposizione pubblica.
  • Tutela dei minori: L'anonimato di bambini e adolescenti rimane assolutamente garantito in testi, didascalie o video, per evitare qualsiasi identificazione indiretta.
  • Rispetto della dignità umana: Nei confronti di persone sofferenti o sotto shock è necessario mostrare riserbo, per salvaguardare in ogni caso la dignità umana. La cronaca non deve mai sfociare nel voyeurismo.
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693793684 – Una vittima e un parente durante la cerimonia commemorativa nazionale per le vittime di Crans-Montana a Martigny, il 9 gennaio 2026. Foto: KEYSTONE / Laurent Gilliéron 

Secondo le direttive del Consiglio della stampa e il manuale redazionale, nei momenti di profondo dolore la protezione della sfera privata prevale sull'identificazione delle persone. 

Neutralità indispensabile nonostante le emozioni

Il lavoro sul campo è segnato dal dolore dei familiari e dall'enorme pressione dei media internazionali, il che rappresenta un carico straordinario per i team. In questo contesto altamente emotivo, la distanza professionale non è un segno di mancanza di empatia, ma il presupposto obbligatorio per la neutralità professionale.

Mantenere la calma garantisce di restare un punto di riferimento affidabile e oggettivo anche in un flusso d'informazioni saturo. Il rigoroso rispetto del quadro giuridico, delle regole deontologiche del Consiglio della stampa e delle norme etiche autoimposte assicura che le notizie siano trasmesse non solo rapidamente, ma soprattutto in modo rispettoso e basato sui fatti.

 

Laurent Gilliéron, Vicedirettore & Responsabile settore visivo, febbraio 2026